Counseling
“Il Counseling* professionale è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. E’ un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale”
* professione disciplinata ai sensi della Legge n°4 del 14 gennaio 2013
Il nucleo del Metodo Biosistemico, elaborato dallo psichiatra americano Jerome Liss , è costruito intorno alla ricerca teorica e clinica sulle emozioni, nei loro aspetti neurofisiologici e nella loro complessità psico-corporea, che condizionano la sfera immunitaria e possono portare, nello squilibrio, a problematiche psicosomatiche.
Le ricerche classiche di H. Laborit e di E. Gellhorn hanno dimostrato che l’inibizione prolungata dell’azione e la perdita dell’alternanza fisiologica tra simpatico e parasimpatico nell’ambito del Sistema Nervoso Vegetativo, che si sviluppa in certe condizioni ambientali, sono causa di disagio emozionale, che è contemporaneamente un vissuto psichico e una situazione squilibrata dal punto di vista fisico. Per trasformare tale disagio è importante agire dunque su più livelli, cioè tenendo presente la complessità dell’essere umano.
L’approccio ‘sistemico’ allude proprio a questa necessità di intervento integrato: Esso si basa sulla teoria generale dei sistemi, in base alla quale l’individuo è visto come un sistema costituito da sottosistemi in interrelazione fra loro. I sottosistemi sono semi-autonomi, e il loro grado di integrazione funzionale è direttamente proporzionale al livello di salute psichica della persona. Le sensazioni corporee, le emozioni e gli aspetti cognitivi sono sempre contemporaneamente presenti nell’essere umano, ma non è detto che siano in buona comunicazione tra loro.
Vi sono processi neurofisiologici inconsapevoli che sono alla base delle nostre difficoltà emotive, come quelli che coinvolgono il sistema limbico, considerato il “cervello emozionale” da Paul McLean, e più in generale tutti quelli che si svolgono al livello subcorticale, non direttamente collegati alla coscienza ma comunque importanti nel determinare la qualità delle nostre esperienze e il tono dei nostri comportamenti.
Nel processo di trasformazione del disagio è necessario creare un collegamento fra i vari ambiti, tra le problematiche emotive, i vissuti corporei e il mondo verbale della coscienza. Il corpo e i suoi segnali (movimenti, posture, vissuti), le emozioni, le funzioni cognitive, le funzioni percettive, l’immaginazione visiva, le espressioni non verbali, sono tutti elementi importanti cui indirizzarsi con tecniche specifiche di intervento. Per esempio quelle che portano ad un differente uso del linguaggio, per evocare e trasformare i processi fisiologici inconsapevoli e quelli accessibili alla coscienza, con l’obbiettivo di riconnettere il piano organico profondo e il mondo cognitivo. Ma sono anche molto utili i ‘metodi immaginativi’, poiché l’uso guidato della fantasia permette l’accesso a livelli molto profondi della vita emotiva, ma permette anche l’esplorazione del movimento e dell’azione. Nell’immaginazione l’attivazione del sistema sensoriale è reale, come accade per esempio nella rievocazione di episodi traumatici: possiamo dunque essere certi che ciò che accade nel mondo delle immagini ha una sua realtà piena. La presa di coscienza del proprio vissuto emozionale si attua, in questo modo, prima attraverso un “sentirlo” e un riviverlo direttamente (e spesso intensamente), nel qui e ora del setting, e solo successivamente con la traduzione sul piano verbale delle proprie sensazioni. I metodi immaginativi offrono al cliente una modalità di ricostruzione delle proprie emozioni meno diretta di quella linguistica, più facilmente controllata dai processi inibitori della coscienza.
-Il Counseling Biosistemico dunque, aggiunge alle metodologie basate sull’ascolto (capacità di relazione empatica, attraverso l’uso dei metodi dell’Educazione all’ascolto, della Comunicazione ecologica e dell’Ascolto Profondo) le caratteristiche proprie del Metodo Biosistemico, unendo così la comprensione del linguaggio verbale a quella del linguaggio dinamico ed espressivo del corpo.
Due discipline simili nell’entrare in relazione profonda con l’altro, anzitutto attraverso l’ascolto; due modi di esplorare la strada del riequilibrio senza mettere in campo un intervento terapeutico in senso stretto; due mondi che portano ad un lavoro essenzialmente basato sulla corretta comunicazione, capace di toccare qualche tasto (premere qualche punto…) che consenta di far trovare il ricevente in una nuova dimensione, anche prima alla sua portata, ma tuttavia irraggiungibile senza il giusto input del Consulente. Due modi per richiamare alla presenza nel processo di crescita il corpo, con la sua straordinaria realtà fatta di sensazioni, emozioni, memorie, traumi e somatizzazioni.
Per Approfondimenti leggere la radice comune dello Shiatsu e del Counseling Biosistemico
