Omeopatia

I quattro capisaldi dell’Omeopatia (e della Scuola di Omeopatia Clinica Costituzionale)

(da Chiriacò-Santini: Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Ipsa ed., 2008 – con annotazioni personali)

L’esigenza di guarire completamente da una malattia rende necessario approfondire la conoscenza delle costituzioni umane nonché l’esame di ogni paziente fino alle sue proprie ed individuali caratteristiche fisiopatologiche. Occorre quindi rivalutare l’importanza del terreno individuale, cioè della dottrina delle costituzioni umane, elaborata inizialmente dallo stesso Ippocrate, il fondatore della medicina in Occidente, e poi ripresa da numerosi studiosi nei secoli. Particolari sviluppi si sono avuti nel ‘900, segnatamente grazie agli studi del prof. Nicola Pende, che arricchì l’approccio al tema con valutazioni sui diversi assetti funzionali endocrinologici. Quello che oggi sappiamo è che:

  • Le quattro costituzioni di base sono caratterizzate da peculiari aspetti morfostrutturali, metabolici, immunitari, endocrinologici, neurovegetativi, emotivi e cognitivi. Questi aspetti vanno incontro nel corso della vita (senza una terapia adatta) ad un progressivo deterioramento.
  • Ogni costituzione, cioè ogni biotipo, dispone di una certa forza reattiva, un potenziale che si potrà trovare normale o ridotto nel singolo individuo.
  • Ogni costituzione ha una specifica tendenza ad ammalarsi di un certo tipo di processo patologico (le cosiddette ‘diatesi’: disfunzionale, infiammatoria-irritativa, neoproduttiva e distruttiva). Le diatesi tendono ad intrecciarsi e a sovrapporsi tra loro nel corso della vita, ma ognuna di esse è riconoscibile e richiede una terapia adeguata, che dovrà anche adattarsi al grado della loro intensità.

Tutto questo si riscontra studiando i quadri clinici concreti di qualsiasi patologia, comprese quelle infettive: oltre a sintomi comuni a tutti i pazienti, ci sono quelli che riguardano solo alcuni individui, o alcuni gruppi, se si sa come individuarli. È molto importante in ambito terapeutico valutare con attenzione questi sintomi particolari, perché indirizzano ad una terapia personalizzata.

  • L’esistenza di diverse costituzioni e la loro diversa sensibilità patologica induce ad una gestione differenziata della prevenzione delle malattie. Anche questa si può calibrare sullo stato della singola persona. Si può anche prevedere quali tipi di farmaci allopatici siano potenzialmente più dannosi per i vari biotipi.

Oltre allo studio delle costituzioni umane e delle diatesi, nell’Omeopatia l’altro capitolo importante è lo studio della Materia Medica, cioè di tutti i vari rimedi che possono essere somministrati al paziente. Ogni rimedio è caratterizzato da un certo tipo di disturbi che può trattare: il presupposto è che ogni bioelemento, somministrato in dosi infinitesimali come medicamento omeopatico, può curare quei disturbi che si presentano avvelenandosi con dosi ponderali di quello stesso bioelemento, ma anche indipendentemente da questa condizione, a prescindere cioè da quale causa effettiva li abbia determinati in quel dato paziente (legge di similitudine: in Omeopatia si trattano casi che ‘somigliano’ ai risultati degli esperimenti sulle varie sostanze). In altre parole, dopo aver studiato gli effetti tossici dell’oro, per fare un esempio, ed aver riscontrato che può provocare una nevralgia facciale intensissima (dotata di alcune caratteristiche particolari), se si sottopone l’elemento a diluizione e dinamizzazione lo si rende capace di curare quello stesso tipo di nevralgia che l’avvelenamento determina, anche se si dovesse trattare di una comune forma ‘a frigore’ (a patto di trovarsi di fronte a quelle caratteristiche di cui sopra: lateralità, modalità di peggioramento/miglioramento etc.). Si può capire come la Materia Medica Omeopatica sia stata compilata dopo migliaia di sperimentazioni sull’uso dei vari rimedi, condotte su volontari sani: uno splendido esempio di sperimentazione e ricerca!

L’Omeopatia Clinica Costituzionale utilizza la Materia Medica in modo coerente con la classificazione dei terreni in senso costituzionalista, anche tenendo conto del processo del loro graduale deterioramento, e con lo studio delle disposizioni patologiche (diatesi), viste non solo nel loro manifestarsi, ma anche nel loro intrecciarsi in un determinato quadro clinico, nonché del grado della loro intensità. Ne risulta una prescrizione assolutamente calibrata sullo stato psichico, funzionale e fisico complessivo del paziente.

Come già detto, la diluizione renderà nullo l’effetto tossico del bioelemento scelto per la terapia che, per effetto del fenomeno dell’ormesi che oggi è ben conosciuto e provato (v. ad esempio Calabrese E.J., Blain R., 2005, The occurrence of hormetic responses in toxicological literature, the hormesis database: an overview, Tox. Appl. Pharm., 202, 289-301), si comporterà in modo contrario alle sue proprietà tossicologiche, relative al suo uso in dosi ponderali, e dunque sarà utile a curare ‘il simile’. La dinamizzazione aumenterà il potenziale ‘energetico’ del rimedio e ne aumenterà l’efficacia, come provato sperimentalmente, nella stimolazione delle risorse interne del paziente, di cui la cosiddetta ‘forza vitale’ (intesa come capacità di reazione alla noxa patogena e come livello di funzionamento dei vari apparati e di integrazione sistemica) ne costituisce l’aspetto classico.

Per chi fosse interessato alla Scuola di Omeopatia Clinica Costituzionale riferirsi al sito: www.coii.it

Per chi fosse interessato a ricerche scientifiche sull’Omeopatia svolte in ambito universitario: consultare principalmente il sito: www.paolobellavite.it

Vedi anche le notizie pubblicate sul sito del Comitato permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia www.comitatomnc.org

Per chi può cimentarsi con scritti in l’inglese databaseomeopatia.alfatechint.com, o il sito dell’Homeopathy research instiute www.hri-research.org