Guglielmo Grillone

Sono nato a Napoli il 26 settembre del 1960. Dopo studi classici, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia nel 1985. Ho conseguito la specializzazione in Chirurgia Generale nel 1990. Nel frattempo, dal 1985 ho coltivato anche un altro campo di interesse, riguardante la Medicina orientale, completando un corso quadriennale di Shiatsu presso il Centro di Medicina Tradizionale di Milano (CMT) e successivamente conseguendo il titolo di Medico Agopuntore con un corso triennale presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, allievo del prof. Riccardo Morandotti. Dall’inizio degli anni novanta mi sono dedicato alla professione privata di Medico di Medicina Tradizionale Cinese, collaborando per alcuni anni con l’Ambulatorio pubblico di Agopuntura dell’Ospedale S. Maria delle Grazie di Pozzuoli (Na). Dal 1995 al 2011 ho curato l’organizzazione e fatto parte del corpo docente di corsi di Agopuntura quadriennali per Medici, in collaborazione dapprima con l’Associazione ‘Qi’ di Palermo, poi con la Fondazione Matteo Ricci di Bologna, ed infine con il succitato Ambulatorio di Agopuntura. Mi sono recato più volte in Cina, per tirocinio professionale e per congressi di Agopuntura a livello internazionale. Ho conseguito anche il Diploma in Agopuntura della prestigiosa Università di TCM di Nanjing. Sono iscritto come membro docente alla F.I.S.A. (www.agopuntura-fisa.it) e come medico agopuntore nel registro apposito dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Napoli. Ho anche approfondito il Tuina (Massaggio tradizionale cinese) e ne ho curato per qualche anno l’insegnamento con le Scuole di cui sopra.

Dal 2012 ho intrapreso uno studio più approfondito della Farmacologia Cinese tradizionale e della Ginnastica Medica (Qigong), con importanti docenti italiani e cinesi. Conduco settimanalmente una classe di Qigong, in cui preferenzialmente si pratica il Zhanzhuang, il Baduanjin, lo Yijinjing, il Liuzijue, il Wuxinggong, con il principale obbiettivo di mantenere il corpo allenato, le articolazioni e i muscoli rilassati, la mente tranquilla.

Dal 1988 ho curato insieme ad altri collaboratori i primi corsi di Shiatsu del CMT a Napoli, per poi fondare insieme alla dott.ssa Nunzia Caronte il Centro di Medicina Tradizionale di Napoli,  continuando con lei a proporre i corsi della Scuola di Shiatsu del Centro, secondo lo stile del maestro Masunaga. Ho partecipato per molti anni, anche in ruoli direttivi, al lavoro della Federazione Italiana degli Operatori e delle Scuole di Shiatsu. Ho collaborato nell’insegnamento con diverse Scuole di Shiatsu italiane.

Dal 2016 ho intrapreso lo studio dell’Omeopatia, a indirizzo clinico costituzionale, introdotta in Italia dal prof. Antonio Santini ed ora portata avanti soprattutto dal prof. Dario Chiriacò, con il quale ho completato il corso triennale della Scuola del Centro Ippocrate di Roma. Medicina Cinese ed Omeopatia hanno degli affascinanti punti in comune, al di là di essere due medicine considerate entrambe ‘non convenzionali’ o ‘complementari’: cercano di leggere la situazione del paziente in termini globali, rispetto al suo terreno costituzionale e al tipo di squilibrio manifestato. Comprendere meglio questi tratti comuni per creare efficaci sinergie terapeutiche costituisce il principale oggetto della mia ricerca professionale attuale.

Insieme alla dott.ssa Nunzia Caronte, mia moglie, abbiamo fondato nel 2012 l’Associazione ‘L’Oriente della Luce’, con sede a Napoli, in via Belvedere 45.

Completo il mio profilo ricordando che, a coronamento di un lungo percorso di ricerca spirituale, nel 2016 il Metropolita Ghennadios dell’Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha avuto la paterna benevolenza di ordinarmi Presbitero. Il confronto tra le complesse e variegate tesi cosmologiche a fondamento della Medicina Tradizionale Cinese e la visione della salute e della malattia proprie dell’Omeopatia, nel quadro della dottrina costituzionalistica e diatesica che la caratterizzano, con gli spunti sulla salute e la malattia dell’uomo che provengono dagli insegnamenti dei Padri della Chiesa e dei suoi santi asceti (i Padri del deserto di tutti i tempi), occupa la mia quotidiana riflessione.

Che vuol dire collegare un sintomo alla situazione complessiva del paziente?

Facciamo un esempio pratico: la cefalea in Medicina Tradizionale Cinese e in Omeopatia Clinica Costituzionale

L’impostazione medica usuale è quella di definire anzitutto se si tratti di un sintomo isolato o faccia parte di una patologia più generale, cioè se si tratti di una forma essenziale o secondaria. La classica patologia emicranica o la cefalea muscolo-tensiva sono forme essenziali, le cefalee da artrosi cervicale, da sinusite, da ipertensione o da sindrome ansioso-depressiva sono esempi di frequenti forme secondarie. In relazione a questo si useranno farmaci legati alla patologia di fondo, oppure molecole vecchie e nuove che abbiano un effetto sul meccanismo del disturbo o sui suoi aspetti più fastidiosi: antinfiammatori, antidolorifici, antipertensivi, diuretici, farmaci psicoattivi etc.

Nelle due forme complementari di Medicina, quella Tradizionale Cinese e quella Omeopatica, pur attraverso meccanismi di ragionamento diagnostici specifici e non del tutto assimilabili tra loro, si cercherà di stabilire non tanto a quale dei casi previsti la cefalea in questione appartenga (forzando in una certa cornice una situazione con varie sfumature particolari), ma quale sia la configurazione generale di squilibrio che quella persona manifesta e in cui quel sintomo specifico si instaura con le sue caratteristiche proprie. In ultima analisi, un approccio centrato sull’intera persona affetta da cefalea, non sulla cefalea stessa.

si individua se la forma in questione è da indebolimento o da accumulo (yin o yang!), valutando attentamente il sintomo riportato nelle sue caratteristiche proprie (intensità, localizzazione, periodicità, frequenza, modo di miglioramento e peggioramento etc.), nonché le condizioni generali rilevate all’osservazione e alla palpazione di punti e zone specifiche. Una volta colto questo parametro, si dovrà specificare cosa precisamente sia in sofferenza o cosa si sia accumulato: senza scendere troppo nei dettagli, si può dire che l’indebolimento potrebbe essere di natura più funzionale o più organica, e che l’accumulo potrebbe riguardare una particolare tensione muscolare o la ritenzione di vere e proprie tossine patogene, di tipo alimentare, climatico o psicologico. Come ultimo tassello diagnostico, si dovrebbe individuare l’eventuale coinvolgimento di un organo interno, cosa che in genere spiega molti aspetti più complessivi della fisiopatologia in atto nell’organismo tutto, chiarendo anche quale sia la cornice psicologica che provoca o fa da sfondo alla situazione (perché ogni organo determina un certo tono emotivo e mentale).

Esistono agopunti per alleviare i sintomi della testa, altri per trattare i quadri specifici di indebolimento o accumulo, altri ancora per stimolare gli organi ad un corretto funzionamento: la prescrizione dei punti da usare nelle sedute di Agopuntura, dunque, prevedrà una selezione e la migliore integrazione fra i vari punti scelti, avendo cura di non mettere troppi aghi, ma neanche troppo pochi, di portare beneficio ad una parte del corpo, ma non sovraccaricarla, e di infiggere e stimolare gli aghi secondo modalità che siano in accordo con i principi di terapia individuati (si tonifica un indebolimento, si mobilizza o si disperde un accumulo). Si ragionerà anche sull’uso di tecniche associate, sempre in base alla diagnosi (per esempio la coppettazione è utile nei casi di accumulo tipo muscotensivo), nonché sull’eventuale associazione di altre metodiche, come la farmacologia: certe forme di accumulo più tenace hanno bisogno di rimedi che eliminino le tossine per via renale o epatica, mentre gli indebolimenti più profondi hanno bisogno di sostanze che fungano da veri e propri integratori. La valutazione della strategia generale dell’intervento è lasciata alla preparazione complessiva del medico in MTC, nonché alla sua formazione scientifica, che gli consentirà di gestire il caso nella maniera più appropriata.

andrà individuato un percorso terapeutico graduale che miri, attraverso la scelta dei rimedi più appropriati, a combattere la cefalea di quel preciso paziente, attraverso una triplice valutazione: del terreno costituzionale, del tipo generale di disturbo in atto e del contesto complessivo patologico in cui si manifesta, fatto di tutti i sintomi raccontati e i segni rilevati all’esame diagnostico. La cefalea quindi andrà inquadrata anzitutto definendo a quale delle quattro costituzioni il paziente appartenga, secondo la classificazione morfostrutturale, metabolica e psicoemotiva di Pende-Martiny (brevilineo-astenico o endoblastico; brevilineo-stenico o mesoblastio; longilineo-stenico o cordoblastico; longilineo-astenico o ectoblastico), o se appartenga ad una forma mista; poi individuando quale valenza patologica generale il sintomo esprima attraverso le sue caratteristiche, cioè una diatesi (‘miasma’) disfunzionale-psorica, infiammatoria/irritativa-tubercolinca, accumulativa-sicotica o distruttiva-luesinica. La definizione della costituzione e della modalità patologica del sintomo (la diatesi) permetteranno di comprendere molto della fisiologia e della patologia complessive del nostro paziente (perché ad esempio tenda ad ingrassare facilmente o perché abbia sempre le mani fredde o perché soffra di disturbi periodici e ricorrenti, per fare degli esempi). Come terza tappa, tutto il quadro dovrà risultare curabile da un certo rimedio omeopatico (o da una loro associazione), perché le modalità precise di quella cefalea corrispondono ad uno piuttosto cha ad un altro di essi, considerando tutto il quadro patologico di contorno. I vari rimedi hanno già una loro classificazione costituzionale e diatesica, e dunque la scelta sarà in accordo con i criteri già individuati. Sarà così che, per esempio, la cefalea psorica muscolotensiva di un brevilineo stenico potrà giovarsi del rimedio Nux Vomica, se sarà periodica e peggiorata da tutto ciò che intossica (fumo, alcoolici, grandi mangiate etc.) nonché dal freddo, mentre quella curabile da Lachesis mutus prenderà più un aspetto emicranico sinistro e legato alle fasi del ciclo mestruale o alla menopausa; quella tubercolinica di un longilineo stenico cordoblastico potrà essere accompagnata sempre da spasmi diffusi nel corpo, come nel caso di Nux Vomica, ma di tipo più emotivo e legato all’umore, e dunque trattabile con IGNATIA amara mentre quella curabile dal rimedio Dulcamara sarà di tipo sicotico-accumulativo e capiterà prevalentemente in un endoblasta brevilineo astenico, già di per sé freddoloso, artrosico, e peggiorato in maniera evidente dall’umidità.

I rimedi dunque dovranno curare il sintomo, esaurire quella potenza patologica intrinseca ad ogni modello patologico cioè ad ogni diatesi, e riequilibrare quella costituzione, nei limiti consentiti dal terreno genetico stesso. Tutto questo, come dicevamo, in un processo graduale di guarigione, che permetterà al paziente di guarire dal suo disturbo, ma anche di recuperare una qualità complessiva di vita molto più soddisfacente.