Nunzia Caronte, Le voci poetiche del corpo. Esperienze di Shiatsu e poesia.
(Aracne, 2012, pp. 193)
Per questo libro di Nunzia Caronte, la mia mente ritorna a un frammento della poetessa greca Saffo, che nel VII secolo a.C. scriveva: “Togli il pianto … sei nella casa del poeta tu”. E’ un frammento che descrive bene cosa fanno i poeti … curano con le parole; tolgono il pianto che si annida dentro i nostri pensieri e i nostri corpi, quando non siamo capaci, da soli, di dare una forma, un’espressione, o di trovare la parola giusta per descrivere il nostro pianto, il nostro dolore, la nostra mancanza, il nostro desiderio. I poeti sanno come fare. […] Come l’artista, che nell’antichità era chi possedeva un sapere pratico, un fare, una conoscenza del fare.
Così lo Shiatsu, antico sapere che fa sbocciare la parola dal corpo addolorato.
Lo shiatsu è come la poesia: fa parlare il corpo per ascoltare quello che il corpo ‘smarrito’ e ‘confuso’ vuole dire. Perché non è facile trovare … le parole.
[…] E’ è una vera fortuna incontrare sul proprio cammino dei poeti, perché poi le loro parole restano con noi, diventano le nostre, sbocciano da sole nei nostri pensieri, per accompagnarci.
Nunzia Caronte ha avuto la fortuna di averli sempre avuti vicino, i poeti, e di essere poeta lei stessa, […] perché la sua voce è tutta intrisa dei versi poetici che vengono da tempi e luoghi lontani e vicini.
Nel libro, frammenti dalla magia di Shakespeare si specchiano nella voce candida di Alice, dal paese delle meraviglie descritto da Lewis Carroll; mentre il canto di un’America giovane e on the road, quella di Jack Kerouac e di Ferlinghetti, va a distillarsi negli splendidi haiku di Richard Wright. […] Haiku è una immagine, un distillato di visione, due o tre versi, intensi, una decisa pennellata, che dischiude, in un solo attimo, una complessità di emozioni. E’ un frammento che coglie di sorpresa i nostri sensi e i nostri pensieri. Un’intuizione immediata. […]
Del libro di Nunzia il frammento è la forma in cui si rivela la sua visione, per costruire infine una sorta di mémoire fatto di tanti pezzi, quasi fossero ritagli da album fotografici, libri o giornali: ma sono invece ‘ritagli’ da un proprio ricchissimo mondo emotivo, in cui possiamo ritrovare spezzoni di dialoghi e brevi ricordi personali, sogni che anticipano la vita, e, insieme a tutto questo, le poetiche immagini in cui Nunzia, attraverso la sapienza dello Shiatsu, ha saputo trasmutare i segnali del corpo di chi ‘riceve’ la cura.
Ma questo è anche un libro nel segno della madre … delicatissime lettere alla madre riecheggiano nelle lettere alla madre di altre poetesse, come Sylvia Plath, che ha dato voce, come ha fatto anche la poetessa Anne Sexton, ad un’America ‘femminile’ molto irrequieta, la stessa America che già aveva ospitato la poesia visionaria di Emily Dickinson […]. Queste voci di donne poetesse, che parlano dalle pagine di Nunzia, sono voci sorelle, come lo è Virginia Woolf, che nei suoi diari e nei romanzi si poneva tanti quesiti su come affrontare il viaggio della vita: prima di tutto, “una stanza tutta per sé”, quella per una donna doveva essere la prima cosa; la stanza, che ricompare anche come luogo del cuore, proprio qui, in copertina, dal libro di Nunzia. […]

